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mercoledì 29 gennaio 2014

Sequen_ce - "Some Evil Ep"

La copertina dell'esordio di Sequen_ce

By Eilan

Se le intenzioni sono buone allora approfittane...

Le intenzioni di questo "imberbe progetto" ci sono e se si sa bene cosa si vuole dire e comunicare, con chiarezza e tanta tanta determinazione, beh allora il messaggio arriva o può arrivare...
Un esordio questo dei Sequen_ce. Un'audacia, se vogliamo, riposta in soli 4 brani!

Un Ep di primo sole per questo ragazzo, Pietro Paroletti, e tenace ci prova a dire e far sentire la sua. Un'avventura che, almeno nelle intenzioni, si fregia senza dubbio di passione ma, come tutte le passioni, vi è implicita anche parecchia difficoltà. Ma ci sta pure, eccome! 4 brani per farsi conoscere e il fatto che siano tutti cantati in inglese denota la voglia di parlare anche al di fuori della realtà capitolina. Brani concepiti per il primo e unico incontro su cui, forse, si poteva osare di più e giocare di certo meglio, anche nella scelta di sonorità che tal volta faticano ad arrivare. Per chi fa musica, per chi non conosce altro che quella, sa cosa significa sacrificio.

E si perché tutt'altro facile scrivere e suonare e poi suonare e recitare, interpretare un emozione che è tua, ma che vuoi, (o vorresti), passare ad altri. Condividerla con chi ascolta ciò che hai da dire e far sentire. Anche nella MUSICA, c'è un dare e un ricevere. Prima però è essenziale conoscere cosa vogliamo e possiamo dare. Ricevere è solo un dono... Ed è tutta un'altra musica.

Più manualità e meno elettronica, no?! Sarò io che sono nostalgica e preferisco l'imperfezione di quei suoni sporcati, ricercati, a volte inseguiti per notti e giorni, ma che rendono quello strumento vivo! Faccio mio un pensiero di un musicista che da poco tempo ha lasciato questo mondo:
"Nella Musica ho compreso che è meglio togliere anziché aggiungere”.

Lascio a Voi la Vostra riflessione... La mia si è messa all'opera!



http://sequen-ce.bandcamp.com/

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giovedì 23 gennaio 2014

I romani Runa Raido, tra alternative e noise..


By Bluff

Seduto alla mia scrivania accendo il computer. Alzo le cuffie e le posiziono sulle orecchie mentre leggo qualcosa riguardo ciò che mi sto apprestando ad ascoltare.

I Runa Radio, questo è il nome della band, si presentano, già dalla loro biografia, molto interessanti. Nati nel 2006 si mostrano sin da subito particolarmente attivi nell’ambiente musicale. Si fanno la pelle partecipando a numerosi eventi e festival, raccogliendo spesso i frutti del proprio impegno ed un buon curriculum di successi. Ma chi sono i Runa Raido? Spulcio ancora un po’ la biografia e vado a cercare qualche intervista su internet e in men che non si dica mi sono già interessato al gruppo.

Il complesso riunisce una formazione abbastanza classica, e per questo funzionale: Marco Vallecoccia e Alessandro Vona si occupano entrambi delle chitarre e delle voci, Letizia Gaetani poggia le sue dita sulle quattro corde di un basso e le bacchette della batteria si trovano nelle mani di Gianluigi Nocella. Questi quattro ragazzi insieme sono i Runa Raido, nome che ha un’origine particolare, come spiegano loro stessi. Questo nasce infatti dalla ricerca casuale di parole originali su google che dopo qualche ricerca sentenziò “forse cercavi Runa Raido?”. Le due parole, pienamente scollegate fra loro e senza senso, conquistano i quattro musicisti che da quel momento sfrutteranno il nome per firmare i propri lavori.

Passiamo adesso alla musica. Sul web si possono rintracciare i due lavori partoriti dalla mente creativa della band ed io non mi sono lasciato sfuggire neppure un secondo di traccia per cercare di comprenderli al meglio. Il genere è difficilmente inquadrabile, potrei cavarmela categorizzando il gruppo nel grande mondo dell’Alternative Rock oppure scendere nello specifico andando a sottolineare uno degli aspetti che più ho apprezzato della loro musica, etichettandola come Noise Rock. Ma ormai è quasi inutile soffermarsi sui generi, i critici musicali ne hanno inventati così tanti nel tentativo di categorizzare ogni singola sfumatura che ormai la tendenza è inversa, si è portati ad etichettare tutto sotto grandi famiglie generiche. Sta a noi a questo punto cogliere le varie sfumature e particolarità presenti sotto un unico nome ed i Runa Raido attirano da subito il mio interesse verso alcune loro caratteristiche.

La band laziale al completo

Entrambi i lavori sono ben fatti ma soffermiamoci adesso sul secondo album della band. Iniziamo questa recensione dal fondo, cioè partiamo con la conclusione dell’ascolto ed il mio personale parere a riguardo e consiglio per voi: ascoltate questo album! Composto da 6 tracce, è riuscito ad accompagnare le mie ultime giornate riempiendole di un sound tutto particolare. A livello musicale la band si trova qualche gradino, e quando dico qualche intendo un bel po’, sopra la media; si sente che c’è della bravura, dell’esperienza maturata da anni di sale prove ed esibizioni live, ma soprattutto un’ottima sintonia fra i componenti. Il suono è definito ed incisivo, questi ragazzi non hanno problemi ad alzare il volume, a far sentire quando entra la chitarra o quando il riff del basso si fonde prepotente alla batteria, ma sempre mantenendo un’armonia generale a dir poco perfetta. Molto spazio è lasciato alla parte vocale. Mi spiego: la linea è particolare, sfortunatamente potrei dire che è l’unica nota che può risultare negativa, perché necessita di essere apprezzata. In poche parole se non piace la voce è probabile non piaccia in generale la band. 

Lo stile è a metà fra un normale canto, una recitazione ed una lettura poetica. Personalmente ritengo sia un ottimo modo per esprimere a pieno i testi di questi ragazzi. Testi che parlano delle cose più varie, esperienze vissute, storie di persone conosciute, storie impegnate; le tematiche dei Runa Raido, come essi stessi ammettono, sono le più varie, molto dipende anche dal contesto e dalla situazione storica in cui ci si trova. Nel loro lavoro emerge proprio questo, la capacità di trattare diversi temi riuscendo sempre a contestualizzarli al meglio all’interno del proprio sound, sempre in sintonia con le parole che poeticamente ci narrano realtà diverse.

L’album raccoglie infine un omaggio a Fabrizio De André per il quale i Runa Raido si meritano un particolare complimento., finalmente una cover che possa dirsi tale, ossia un tributo musicale/artistico impregnato di un sound tutto personale.



https://www.facebook.com/runa.raido

http://www.runaraido.it/

http://www.youtube.com/user/runaraido/videos

lunedì 13 gennaio 2014

Gli Acid Muffin al debutto con "Nameless"



presenta

Acid Muffin
la band capitolina al debutto con l'ep “Nameless”

- Genere: alternative/rock/grunge
    - Distribuzione digitale: (R)esisto Distribuzione

La band alternative/grunge romana pubblica il debutto ufficiale "Nameless"; il primo singolo estratto "Around The Hole" è da oggi in rotazione sulle principali radio locali indipendenti e già incluso nella compilation dicembre/gennaio di Meet'n'Radio.


Il trio grunge romano all'esordio ufficiale con "Nameless"


Gli Acid Muffin sono un gruppo romano nato nell'ottobre del 2010 dall'idea di Marco Pasqualucci, ex batterista dei Recidiva, e Andrea Latini, ex cantante e chitarrista dei Recidiva, ai quali si aggiungerà nel Maggio 2012 il bassista Matteo Bassi. Il loro è un rock sperimentale e melodico, che prende in parte ispirazione dal sound alternative/grunge anni '90. Gli Acid Muffin, dopo un primo demo registrato nel 2012, nel Maggio dell'anno successivo entrano in studio per dare vita alla loro prima fatica ufficiale “Nameless"; un ep di cinque tracce dalle caratteristiche ibride, che da un lato si rifanno alla pura tradizione Grunge (Alice In Chains, Pearl Jam e Nirvana), dall'altro, per effetto di personali scelte stilistiche, lo ascrivono maggiormente al “post”. “Around The Hole”, il brano apripista dell'ep, è anche il primo singolo ad essere pubblicato. “Nameless” prodotto dal trio romano e registrato da Steve Lion, è disponibile su iTunes e tutti gli altri principali digital stores.

Link Streaming:

Around the Hole





Cover EP "Nameless"


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