Pagine

lunedì 23 settembre 2013

The Gold Tears - "Walk In My Side"


A cura di Davide Vittori

Suona molto anni '80 questo EP dal titolo: “Walk in my side”, prodotto dalla band “The Gold Tears”. Un disco che emoziona già dal primo ascolto e che ha nelle melodie dei ritornelli il punto forte. Insomma è un lavoro che resta, per intenderci di quelli che potrebbero fare da colonna sonora ad un lungo viaggio. Non c'è nulla di nuovo nella musica dei “The Gold Tears”, è vero, ma rimane comunque un prodotto piacevole che va ad arricchire la già vasta collezione dei patiti del genere. Non è nella possibilità di tutti ambire a rimpolpare un qualcosa di già sentito!

Ma adesso parliamo del disco! Quello che permane di queste 4 tracce, è la sonorità che ricorda appunto quegli anni, includendo anche i primi '90. La costante presenza delle tastiere (suonate da “Charles Tear”) che recitano sempre parti rilevanti e la voce profonda di “Max Tear” sono il filo conduttore di tutto il lavoro. Le linee di basso (“Shelly Tear”) e i tempi di batteria (“Mark Mad Honey”) sono martellanti e danno il giusto “tiro” alle canzoni. Le chitarre (“Andy Tear”) sono essenziali ma efficaci, con ritmiche studiate davvero bene. Particolarmente degne di nota sono “No Solution” e “Indifference”, che già al primo ascolto mi ricordano gli U2 di “The Joshua Tree”, forse solo un pochino più inglesi, ma la distanza è davvero poca (attenzione però, l'anima e soprattutto il tentativo di imitazione di Bono è molto evidente). 

The Gold Tears

Sono due canzoni che sembrano raccontarci di una certa malinconia e che negli incisi si trasformano in un qualcosa che regala fiducia nel futuro, comunque vadano le cose. Parlando a sensazione è un gran bel messaggio e sono i due pezzi meglio riusciti dell'EP. “Walk in my side” suona invece un po' più accattivante, con sfumature glam e strizza l'occhio pure ai “Cure”. Un buon pezzo ma non colpisce al primo impatto, ci vuole un po' per farsela piacere. La canzone che si discosta di più e che sembra voler prendere le distanze dal resto è “Symmetric”, dove improvvisamente le melodie si sporcano leggermente di quel garage rock che andava qualche anno fa. Dura pochissimo ( solo 1'36” ) e potrebbe sembrare quasi un pezzo punk, ma la convinzione e l'efficacia mancano e non poco.

Tutto sommato un buon lavoro, gradevole all'ascolto e che ha la pecca di non avere ancora la giusta maturità. Un rispettabilissimo 6,5 a questi ragazzi, aspettando con ansia il prossimo disco.